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venerdì 15 novembre 2013

L'intercettazione Vendola, telefonata choc: risate per le domande a Riva sui tumori Scambio di battute tra il presidente della Puglia e Girolamo Archinà: "Dica a Riva che il presidente non si è defilato"


SCANDALOSO VENDOLA
Per le domande sui tumori
ride al telefeono / VIDEO
Nichi Vendola

Diventa pubblico l'audio della scandalosa telefontata tra Nichi Vendola e Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni esterne dell'Ilva. "Complimenti, io e il mio capo di gabinetto siamo stati a ridere per un quarto d’ora”, dice il presidente della regione Puglia parlando dello "scatto felino" con cui Archinà rubò il microfono a un giornalista che chiedeva a Emilio Riva spiegazioni sui morti di tumore causati dalle emissioni dell'Ilva. Video che, come riporta il Fatto Quotidiano, risale al 2009, ma viene diffuso quando a Taranto scoppia il caso sulle emissioni di benzo(a)pirene. 
Ma andiamo con ordine. E' il 29 maggio 2010 quando a Taranto viene indetta una mobilitazione sul benzo(a)pirene e centinaia di persone assediano il Municipio.  I manifestanti richiedono uno stop tecnico della cokeria per valutare l'incidenza nel quartiere Tamburi del benzo(a)pirene da essa prodotto. I dati sono impressionanti: il 98% del benzo(a)pirene che si respira nel quartiere Tamburi di Taranto avrebbe come sorgente l'Ilva. L'inchiesta della Procura pone l'attenzione - attraverso le intercettazioni - proprio su questo documento delicato dell'Arpa. Due giorni dopo la diffusione di tale studio accade qualcosa di particolare. Lo spiega l'ex magistrato Ferdinando Imposimato che scrive: "Dalle carte dell'inchiesta risulterebbe che 'l'avvocato Francesco Manna, capo di gabinetto del governatore Vendola, il 6 luglio 2010, e l'assessore Nicola Fratoianni sono stati incaricati di frantumare il direttore generale dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, che aveva osato diffondere dati allarmanti sul superamento delle soglie di inquinamento ambientale dello stabilimento e sugli effetti catastrofici sulla popolazione'. Il governatore Vendola, indagato dalla Procura per disastro ambientale, nega di avere interferito indebitamente nella vicenda". 
La telefonata tra Vendola e Archinà fa seguito a tutto ciò. Ecco l'audio, riportato dal Fatto Quotidiano.it, e la trascrizione della chiamata.
   
Ne riportiamo il contenuto: 
Archinà - Pronto?
Vendola - Sono Nichi Vendola.
A - Oh come va presidente...
V - Sono per dire una cosa seria anche se mi… sono molto colpito da una scena che ho appena visto ora i miei amici mi hanno fatto vedere a Roma una conferenza stampa e un’immagine, uno splendido scatto felino. [Risata]
A - [Risata]
V - Non potevo riprendermi. [Risata]. Non potevo riprendermi, ho visto una scena fantastica Dica a
A - [Risata]
V - Col mio capo di gabinetto siamo rimasti molto colpiti siccome ho capito quel è la situazione volevo dire che mettiamo subito in agenda un incontro con l’ingegnere.
A - Mh mh.
V - Archinà no! state tranquilli, non è che mi sono scordato.
A - No assolutamente.
V - Come fare ho paura che...
A - No ero sicuro.
V - Ho paura che metto la faccia mia e si possono accendere ancora di più i fuochi.
A - No ero siocuro, soltanto che sta degenerando veramente sta degenerando…
V - I vostri alleati principali in questo momento, lo voglio dire, sono quelli della Fiom.
A - Lo so.
V - Quelli più preoccupati, mi chiamano 25 volte al giorno.
A - E lo so e lo so lo lo so purtroppo i miei timori del recente passato si stanno dimostrando sempre di più sempre di più non solo l’Ilva ma anche altre persone sono nell’occhio del ciclone, ma tutto poggiato su una scivolata del nostro stimato amico direttore [Assennato, ndr]
V - Vabbè vabbè noi dobbiamo fare ognuno la sua parte e però dobbiamo sapere che a prescindere da tutti i procedimenti le cose le iniziative...
A - Se se
V - L’Ilva è una realtà produttiva.
A - E lo so infatti.
V - Cui non possiamo rinunciare e quindi dobbiamo vederci dobbiamo...
A - Certo certo...
V - Rifare garanzie, volevo dirglielo perché poteva chiamare Riva e dirgli che il presidente non si è defilato.
A - Vabbè no ma ne eravamo assolutamente certi.

Quando erano gli altri a ridere - Eppure dimostrava ben altro rigore morale, Vendola, quando a ridere delle tragedie altrui erano "gli amici dei nemici". Nel febbraio 2010, nell'ambito dell'inchiesta su presunti casi di corruzione negli appalti per il G8 (indagato l'allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso), finirono sui giornali le intercettazioni dell'imprenditore napoletano Francesco Piscicelli "se la rideva dentro al letto" per il terremoto de L'Aquila. Ecco, in questa occasione il governatore della Puglia si diceva pronto a trarre conclusioni tranchant che non lasciavano spazio a interpretazioni. "Ci sono responsabilità politiche che prescindono dalle responsabilità penali - tuonava Nichi -. Credo che al di là della condizione personale di Bertolaso in questa inchiesta, la Protezione civile abbia subito un'onta che merita conseguenze politiche serie". Un duro, insomma, con gli scivoloni altrui.
http://www.liberoquotidiano.it/

sabato 27 aprile 2013

Puglia, Vendola abroga i vitalizi e poi li reintroduce


L’avevano giurata ai privilegi della politica e alle guarentigie intoccabili della Casta. Avevano promesso che non ci sarebbe mai più stato posto, tra i banchi del consiglio regionale, per tanti di quei benefici, spesso odiosi quanto sproporzionati, che non facevano altro che alimentare un’antipolitica ormai endemica. A partire dai tanto vituperati vitalizi, della cui abolizione, il 30 novembre scorso, si vantavano, trionfanti e inorgogliti, la giunta regionale pugliese con in testa il presidente Vendola.
Il Presidente della Regione Puglia Vendola
Mai più vitalizi, insomma, per i consiglieri regionali avevano stabilito con la legge regionale 34/2012, che avrebbe dispiegato i suoi effetti già a partire dal 1° gennaio di quest’anno. Eppure, lo scorso 3 aprile è bastato un minuto e venti secondi, per ripristinare, con un emendamento di otto righe nascosto con furbizia in un provvedimento sul referendum, le odiate pensioni. Saranno i prossimi consiglieri regionali, infatti,a dover eliminare, per la seconda volta, le indennità abolite a novembre, perché quelli attualmente in carica alla pensione non ci vogliono proprio rinunciare.
A morte i vitalizi, viva i vitalizi – Eppure, nell’autunno scorso, a poche settimane dalle primarie del centro-sinistra, era stato lo stesso Vendola, riportato da titoloni magniloquenti ed entusiasti, a dichiarare di essere «per l’abrogazione dei vitalizi, il dimezzamento del numero dei parlamentari, la trasparenza dei bilanci e un tetto di spesa alle campagne elettorali…».
Oggi i consiglieri pugliesi devono avere cambiato idea, reintroducendo all’unanimità e con voto assolutamente bi-partisan quello che poco prima avevano cancellato. La legge regionale 34 del 2012 aveva stabilito, infatti, che «dal 1° gennaio i vitalizi» sarebbero stati «aboliti» e che i «consiglieri regionali non» sarebbero stati «più assoggettati alla trattenuta mensile del 15% dell’indennità di carica, salvo i diritti acquisiti già maturati all’entrata in vigore della norma di legge». Insomma, chi li aveva accantonati per almeno 5 anni se li teneva, gli altri no. Tutti, comunque, la somma, un tempo trattenuta, l’avrebbero messa direttamente in tasca.
E dire che non si trattava proprio di una piccola pensioncina. In base alla legge regionale n. 8 del 2003 (Testo unico sulle norme in materia di trattamento economico e previdenziale dei Consiglieri regionali della Puglia), a seconda del numero di anni trascorsi in Regione, le indennità “a vita” possono variare dal 35% al 70% dello stipendio mensile lordo, il quale, a dispetto dei sempre rinnovati mancati adeguamenti degli stipendi pubblici, viene indicizzato all’inflazione. In base alle attuali retribuzioni, peraltro decurtate agli 8.600 euro netti di indennità base, si calcola che 3 mandati consecutivi avrebbero permesso di accumulare circa 350 mila euro lordi.
Ci hanno ripensato - Il risparmio, stimato in 11 milioni di euro, che la Regione Puglia avrebbe conseguito dall’eliminazione dei vitalizi è stato vanificato in meno di 90 secondi. Si legge, infatti, nell’emendamento che ripristina le pensioni che «I consiglieri regionali eletti nella IX legislatura», cioè loro stessi, «hanno facoltà di versare le somme corrispondenti ai contributi previdenziali mensili di cui alla legge regionale 27 giugno 2003, n. 8 (Testo unico sulle norme in materia di trattamento economico e previdenziale dei Consiglieri regionali della Puglia), occorrenti per completare il quinquennio contributivo della legislatura in corso, purché abbiano maturato un’anzianità contributiva non inferiore a trenta mesi».
Alla notizia del fulmineo colpo di mano – il primo firmatario della modifica legislativa era lo stesso Vendola– il web si è mobilitato, scatenando una furiosa polemica su Facebook e Twitter. I capigruppo dei partiti di maggioranza, Pd e Sel, sono dovuti correre ai ripari. Dal coro entusiasta di applausi scroscianti si è passati ad un distino j’accuse popolare, che non ha lasciato scampo a Vendola e colleghi. 
Dopo la pessima figura fatta davanti ai cittadini pugliesi, il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna (Sel), ha promesso «che l’emendamento sarebbe stato ri-abrogato nella seduta successiva». D’altronde, si sa, il consigliere regionale è mobile, qual piuma al vento.
Twitter@enricoferrara1
 
Puglia / sel / Vendola / vitalizi


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/blogs/la-nota-politica-dei-ventenni/puglia-vendola-abroga-i-vitalizi-e-poi-li-reintroduce#ixzz2RegTAmuC

venerdì 15 febbraio 2013

TOGHE Il giudice che ha assolto Vendola è amica della sorella di Nichi Panorama rivela le relazioni pericolose tra Patrizia Vendola e il gup Susanna De Felice. Il leader di Sel querela





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Patrizia Vendola, sorella di Nichi, è stata sentita dai giudici in merito alla sua amicizia con Susanna De Felice, il giudice che nell’ottobre scorso ha assolto il governatore pugliese dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio. A rivelarlo è un articolo del settimanale Panorama, che racconta il giro di frequentazioni della sorella del leader di Sel, vicina a molti magistrati della procura di Bari, che poi ha assolto il governatore. Vendola, dal canto suo, smentisce e querela il settimanale della Mondadori.
Ma vediamo i fatti. Il 31 ottobre dello scorso anno Nichi Vendola viene assolto con formula piena dal tribunale di Bari «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di abuso d’ufficio in merito alla nomina di un primario dell’ospedale San Paolo. A puntare il dito contro il governatore era stata un’ex dirigente dell’Asl del capoluogo pugliese, Lea Cosentino, a suo tempo sollevata dal suo incarico proprio da Vendola. La richiesta dell’accusa nei confronti di Nichi è pesante: 20 mesi di reclusione. Vendola, che ha appena dato vita all’alleanza di centrosinistra insieme al Pd, però afferma con forza la sua innocenza: «Se verrò condannato, lascerò la politica», disse Nichi, prima di essere assolto. 
A dicembre, però, il procuratore di Lecce, Cataldo Motta, apre un fascicolo proprio sulla De Felice, il giudice che ha assolto il governatore. Lo spunto arriva proprio dai due pm che hanno indagato Vendola: Desirèe Di Geronimo e Francesco Bertone. La Di Geronimo, tra l’altro, è stata per anni anche lei molto amica della sorella del governatore, come testimoniano alcune immagini su Facebook. E il 31 gennaio Patrizia Vendola viene convocata in procura per dare spiegazioni sulla sua amicizia con la De Felice. Quello che vogliono capire è se tra le due donne, la sorella di Vendola e il giudice, esistesse un’amicizia che possa gettare ombre sulla sentenza di assoluzione del governatore. E davanti ai pm la sorella dei Vendola avrebbe ammesso la conoscenza con la De Felice, specialmente nel periodo dal 2004 al 2009, in seguito alle frequentazioni con Carofiglio e sua moglie, Francesca Pirrelli, altra pm del capoluogo pugliese. «Ho condiviso amici e feste con De Felice per diversi anni, con una cadenza di circa una volta al mese, fino al 2009. Dopo ci saremmo viste cinque o sei volte, non di più», ha detto Patrizia Vendola ai magistrati. Insomma, la frequentazione c’era, anche con il compagno della De Felice, il magistrato Achille Bianchi, anch’egli amico di Carofiglio e della moglie. 
Nulla di male, per carità. Il problema, però, si pone se si viene a scoprire che un giudice che assolve una determinata persona è amica di colui che ha assolto o di un suo stretto familiare. E nell’inchiesta sarebbero saltate fuori anche delle fotografie che ritraggono allo stesso tavolo Vendola e, appunto, De Felice. «E’ possibile, ma si tratta di occasioni o episodi avvenuti molto tempo prima il processo nei confronti di mio fratello», ha spiegato la sorella di Vendola ai pm. Un intreccio che rischia di gettare un’ombra di sospetto sull’assoluzione del governatore pugliese ora impegnato nella campagna elettorale per le Politiche al fianco di Pier Luigi Bersani. Ma Vendola fermamente smentisce e querela Panorama.  «Ho dato mandato ai miei legali di sporgere denuncia nei confronti del settimanale Panorama, per il piccolo concentrato di fango, con cui, in linea con l'informazione berlusconiana, ha inteso colpirmi», afferma il governatore, annunciando il ricorso alle vie legali. 
http://www.liberoquotidiano.it