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mercoledì 8 maggio 2013

Il Senato commemora Andreotti e i grillini fanno una gazzarra


"Per favore, chiedo rispetto", implora la vicepresidente del Senato. I grillini gridano "vergogna". Nel consiglio regionale lombardo protesta "silenziosa" di Ambrosoli

La vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, invita i colleghi a un minuto di silenzio per la scomparsa di Giulio Andreotti. Ma, come spesso avviene negli stadi, quel silenzio viene interrotto da urla belluine.
"Vergogna, vergogna", gridano i senatori del Movimento 5 Stelle. Protestano e urlano infischiandosene delle parole della loro collega che, in quel momento, presiede i lavori in Aula. "Per favore, per favore, chiedo rispetto", ripete quasi supplicando la Fedeli. Ma le voci dai banchi dei "grillini" rompono il silenzio. Il fattaccio è avvenuto ieri. Una vera e propria vergogna per le istitutizoni della Repubblica. Va bene tutto, ognuno è libero di contestare e avere opinioni diverse (anche molto negative) su questa o quella figura politica. Ma di fronte alla morte è troppo chiedere almeno un minuto di silenzio?
Non ce l'avevano contro Andreotti, precisa in serata l’ufficio stampa del gruppo M5S. Dunque perché tanto baccano? Era una contestazione di tipo procedurale, fanno sapere. Protestavano con il mancato accoglimento della richiesta di verifica delnumero legale (questioni attinenti ai lavori parlamentari). Certo, aver scelto proprio quel momento per inscenare la gazzarra fa capire il livello di inciviltà in cui siamo arrivati. Neanche il minimo rispetto per un uomo che, negli ultimi ventidue anni, ha occupato uno degli scranni a Palazzo Madama.
"Voglio ricordare il senatore a vita Giulio Andreotti...", dice la vicepresidente Fedeli. E alza la voce per farsi rispettare. "Vergogna, vergogna", ripetono ossessivamente i grillini, le cui voci disturbano la commemorazione letta in aula. La Fedeli finisce di parlare, dà inizio al minuto di silenzio ma i senatori pentastellati continuano la loro sceneggiata. La vicepresidente riaccende il microfono e insiste: "Per favore, io chiedo rispetto. Chiedo rispetto a questo minuto di raccoglimento.
Per favore, per favore, chiedo un minuto di silenzio".
Completamente diversa la contestazione silenziosa(e dunque rispettosa) fatta, nel consiglio regionale della Lombardia, da Umberto Ambrosoli. Tutti i consiglieri lombardi, compreso il governatore Roberto Maroni, hanno ascoltato in piedi il discorso del presidente dell'assemblea, Raffaele Cattaneo. Ma non Ambrosoli. Il coordinatore del centrosinistra è uscito. Il suo staff ha poi spiegato che non ha voluto fare "polemiche né commenti per rispetto alla morte di una persona", ma al contempo non ha voluto condividere la commemorazione. "Ho una storia personale che si mischia, ma non è il caso di fare polemiche ed è giusto che le istituzioni ricordino gli uomini delle istituzioni, ma è anche giusto che chi compone le istituzioni faccia i conti con la propria coscienza", ha spiegato Ambrosoli. Non tutti hanno gradito: "Non è stato un gesto elegante nei confronti di un politico che ha segnato la storia d’Italia", ha detto Maroni. I pensieri di Umberto ovviamente vanno al padre Giorgio, ucciso nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli stava indagando. Suo figlio non può dimenticare il sacrificio dell'eroe borghese, e forse neanche quell'infelice battuta pronunciata da Andreotti in una delle sue ultime interviste in tv, quando, riferendosi ad Ambrosoli, ebbe a dire: "Una persona che in termini romaneschi direi che se l’andava cercando". Comunque la si pensi la decisione di Umberto Ambrosoli è coerente con la sua storia e, soprattutto, rispettosa delle istituzioni e della memoria di una persona scomparsa.

domenica 22 aprile 2012

Ecco come mass media e le società compiacenti con la casta truccano i sondaggi


Il PD rappresenta solo il 15 % dei cittadini aventi diritto al voto. Il PDL rappresenta solo il 10% dei cittadini aventi diritto al voto. Il Terzo Polo rappresenta solo il 4,5% dei cittadini aventi diritto al voto. E a seguire tutti gli altri con le percentuali almeno dimezzate rispetto a quelle che ci forniscono le rilevazioni. Questo vuol dire che il governo Monti si regge con il consenso di solo il 29,5 % di rappresentanza degli italiani. Ecco dove sta il trucco.
Fin da quando ero piccolo mi hanno insegnato che se si esprimono dati in percentuale la somma deve fare sempre e solo 100. Nei sondaggi che ci vengono presentati dalle agenzie di rilevazione commissionate a vario titolo dagli stessi partiti e dai media compiacenti la regola di cui sopra non esiste e nel migliore dei casi fa 150. Infatti che cosa fanno questi rilevatori: ti dicono che oltre il 50 % degli italiani, quindi le percentuali dei partiti espresse sopra sono per eccesso, dichiara di non voler andare a  votare (35%), di votare scheda bianca (5%), di essere indeciso (15%); poi sussurrano, quasi non dicono, che le percentuali espresse per i partiti si riferiscono solamente a coloro che hanno espresso intenzione di volerne votare uno, ossia ricostruiscono le percentuali su questo panel che rappresenta meno del 50% degli italiani presentandolo quindi come se fosse rappresentativo della totalità degli italiani stessi.

E questo succede anche quando ci danno le percentuali  dopo le elezioni che vengono calcolate non sul 100% degli italiani aventi diritto al voto, ma solo sul totale di coloro che hanno effettivamente votato.
Vorrei che il M5S si facesse promotore perchè vengano corrette queste distorsioni in modo che quando uno legge una percentuale sappia esattamente quanti cittadini sono realmente  rappresentati da ciascun partito.
La tragicomica del “rimborso elettorale”, a prescindere dalla sua truffa di fondo, è che l’ottantacinque per cento degli italiani deve pagare per il PD di cui non gliene frega nulla se non addirittura lo odia, che il 90% deve pagare per il PDL …….idem come sopra, e via dicendo per gli altri.
E hanno il coraggio della loro faccia da partiti, nel senso di già andati all’estero coi nostri soldi, di parlare di democrazia e accusare chi gli contesta la truffa di antipolitica.


fonte tratto da "Informare per Resistere"